Stati dell’Io e lavoro con le parti di sé
Comprendere le contraddizioni interne senza dover combattere con te
Puoi sapere che sarebbe il momento di porre un limite e ritrovarti ancora una volta a dire di sì. Desiderare una relazione profonda e allontanarti proprio quando qualcuno comincia a conoscerti davvero. Oppure sentirti competente e sicuro delle tue capacità, per poi vedere crollare ogni certezza dopo una critica.
In questi momenti può essere difficile comprenderti: “Se so che cosa mi farebbe bene, perché continuo a comportarmi così?”
Il lavoro con le parti di sé parte proprio da questa domanda. Non cerca che cosa ci sia di sbagliato in te, ma prova a comprendere quale parte abbia preso il sopravvento, da che cosa stia cercando di proteggerti e perché quella risposta sia ancora necessaria.
Che cosa sono gli Stati dell’Io in psicoterapia
In ambito clinico si parla di Stati dell’Io, o Ego States, per descrivere diversi modi di sentire, pensare e reagire che appartengono alla stessa persona. Il lavoro con questi stati viene spesso chiamato Ego State work o lavoro con le parti di sé.
Non significa avere personalità separate e non indica necessariamente la presenza di un disturbo dissociativo. Tutte le persone attraversano stati di sé differenti.
C’è una parte che sa occuparsi del lavoro e delle responsabilità, una che desidera essere accolta, una che teme di dipendere dagli altri. Può esserci una parte molto critica, convinta che abbassare la guardia significhi fallire, e un’altra ormai stanca di dover dimostrare continuamente il proprio valore.
Di solito riusciamo a muoverci tra questi diversi aspetti mantenendo un senso di continuità. A volte, però, quando uno stato prende il sopravvento, ciò che sappiamo e sentiamo in altri momenti diventa temporaneamente difficile da raggiungere.
È così che puoi sapere di essere al sicuro e reagire come se ci fosse ancora un pericolo. Puoi desiderare di fidarti e, nello stesso tempo, sentire il bisogno di controllare tutto. Oppure riconoscere che la voce critica è eccessiva, senza riuscire a smettere di crederle.
La difficoltà non sta nell’avere parti diverse, ma nel fatto che alcune siano rimaste così sole o in conflitto da dover alzare la voce per essere ascoltate.
Perché alcune parti continuano a prendere il sopravvento
Le parti di sé non nascono dal nulla. Prendono forma nelle esperienze e nelle relazioni attraverso cui abbiamo imparato che cosa fosse possibile mostrare, chiedere o sentire.
Se sbagliare esponeva alla critica o all’umiliazione, una parte può aver imparato ad attaccarti prima che potessero farlo gli altri. Se esprimere un bisogno sembrava pesare su chi ti stava accanto, puoi aver sviluppato una forte autosufficienza. Se la vicinanza era incerta o imprevedibile, mantenere le distanze può essere diventato il modo più affidabile per non essere feriti.
Anche il perfezionismo, il bisogno di controllo, la difficoltà a chiedere aiuto o la tendenza a disconnetterti dalle emozioni possono avere avuto una funzione importante. Non sono necessariamente segni di debolezza: spesso raccontano come hai imparato ad adattarti e a proteggere qualcosa di vulnerabile.
Questo non significa che ogni parte derivi da un trauma. Significa riconoscere che un comportamento che oggi limita la tua vita può essere nato come una risposta comprensibile a ciò che stavi vivendo.
Il tempo, però, non aggiorna automaticamente queste risposte. Una parte può continuare a prepararsi al rifiuto, al pericolo o all’abbandono anche quando la situazione presente è diversa.
Come funziona il lavoro con le parti di sé
In seduta potresti dire: “So che non ha senso, ma non riesco a fare diversamente”. Il mio lavoro non consiste nel convincerti che la tua reazione sia irrazionale o nel sostituirla rapidamente con un pensiero più positivo. Cerchiamo, invece, di rallentare ciò che accade e di ascoltarlo più attentamente.
Possiamo osservare che cosa succede subito prima che una parte prenda il sopravvento: un cambiamento nel respiro, una tensione nel corpo, un pensiero improvviso, il bisogno di compiacere, di controllare o di ritirarti.
Una parte non sempre si presenta attraverso parole chiare. Può emergere come un vuoto, una stanchezza improvvisa, una sensazione di distanza, l’impulso a cambiare argomento o l’impressione che ciò di cui stai parlando non ti riguardi davvero.
Insieme possiamo esplorare che cosa quella risposta teme possa accadere, che cosa cerca di evitare e di che cosa avrebbe bisogno per non dover intervenire con la stessa intensità.
Il lavoro può integrare il dialogo terapeutico, l’immaginazione, l’attenzione al corpo e l’osservazione di ciò che accade tra noi. Non devi fingere che le parti siano persone distinte o parlare con personaggi immaginari. La parola “parte” ci aiuta a dare forma a esperienze interne che spesso agiscono prima di poter essere riconosciute e pensate.
Non cerchiamo di stabilire quale parte abbia ragione. Cerchiamo di comprendere la verità e la funzione che ciascuna porta con sé, affinché non debbano continuare a escludersi o combattersi.
Quando le parti emergono nella relazione terapeutica
Anche il modo in cui vivi la terapia può rendere visibili alcuni Stati dell’Io.
Puoi desiderare di affidarti e, nello stesso tempo, chiederti se sia davvero possibile fidarti. Puoi sentire il bisogno di raccontarmi qualcosa e poi minimizzarlo, temere di deludermi o cercare di essere il “paziente perfetto”. A volte può emergere rabbia, distanza o il desiderio di interrompere proprio quando il lavoro si avvicina a qualcosa di importante.
Nella Psicoanalisi della Relazione, questi momenti non vengono considerati errori o ostacoli. Ci mostrano, mentre accade, come hai imparato a cercare vicinanza, proteggerti dal giudizio o evitare il rischio di dipendere da qualcuno.
Non ti chiedo di abbandonare queste difese prima di averne compreso il significato. Le osserviamo insieme, rispettando la loro funzione, mentre costruiamo la possibilità di vivere la relazione in modo diverso.
Ciò che fuori dalla terapia accade troppo rapidamente può così essere rallentato. Puoi accorgerti di una parte senza coincidere completamente con essa e iniziare a scegliere come rispondere.
Stati dell’Io, trauma ed EMDR
Quando sono presenti esperienze traumatiche, i conflitti tra le parti possono diventare più intensi. Una parte può desiderare di raccontare ciò che è accaduto, mentre un’altra fa scomparire le parole. Puoi voler affrontare un ricordo e sentire improvvisamente il bisogno di allontanarti, cambiare argomento o non sentire più nulla.
Queste reazioni non rappresentano semplicemente una mancanza di collaborazione. Possono indicare che una parte teme che avvicinarsi all’esperienza sia ancora troppo pericoloso.
Per questo, prima di lavorare direttamente con una memoria traumatica, può essere necessario costruire maggiore stabilità e comprendere ciò che le parti protettive temono possa accadere.
Quando integro il lavoro con gli Stati dell’Io nella terapia EMDR, non cerco di aggirare queste protezioni. Le ascoltiamo e cerchiamo di costruire le condizioni perché nessuna parte debba sentirsi costretta ad affrontare qualcosa prima di avere le risorse per farlo.
Questo può rendere il lavoro sul trauma più graduale e rispettoso della complessità della persona. Non ogni percorso con le parti conduce necessariamente all’EMDR: la scelta dipende dalla storia, dalle esigenze e dal momento della psicoterapia.
Quando può essere utile
Il lavoro con le parti di sé può essere utile se ti riconosci in esperienze come queste:
- una parte di te continua a funzionare, mentre un’altra si sente esausta;
- desideri qualcosa, ma appena ti avvicini senti il bisogno di tirarti indietro;
- una voce critica o perfezionista non ti permette mai di sentirti abbastanza;
- passi dal controllo alla sensazione di non avere più alcun controllo;
- comprendi razionalmente uno schema, ma continui a ripeterlo;
- alcune reazioni emotive sembrano molto più intense di ciò che sta accadendo;
- fai fatica a riconoscere o accettare la vulnerabilità, la rabbia o il bisogno degli altri;
- in alcuni momenti ti senti distante da te o non ti riconosci nelle tue reazioni;
- le conseguenze di esperienze traumatiche rendono difficile sentirti davvero al sicuro.
Non è necessario riconoscere già con precisione le tue parti. Spesso iniziamo proprio da una sensazione confusa: “So che qualcosa dentro di me mi blocca, ma non riesco a capire che cosa sia”.
Non eliminare le parti, ma ritrovare libertà
L’obiettivo non è diventare una persona sempre coerente, priva di dubbi o conflitti. Una vita interna complessa non deve essere resa uniforme per diventare più sana.
Il cambiamento può significare ascoltare la parte critica senza accettarne automaticamente il giudizio. Proteggerti senza dover scomparire. Concederti riposo senza sentirlo come un fallimento. Restare in una relazione senza perdere il contatto con ciò che senti e desideri.
La parte vulnerabile non deve essere eliminata, così come quella protettiva non deve essere sconfitta. Possono imparare a non essere più sole nel sostenere ciò che un tempo sembrava impossibile affrontare.
Quando le diverse parti di te diventano più accessibili e comunicano tra loro, puoi muoverti tra emozioni e bisogni differenti senza che uno solo di essi definisca tutto ciò che sei. È qui che si apre una maggiore libertà di sentire, scegliere e agire nel presente.
Come integro il lavoro con le parti nella mia pratica
Il lavoro con gli Stati dell’Io nasce dall’incontro tra tre aspetti centrali della mia pratica clinica: la Psicoanalisi della Relazione, la specializzazione nel trauma e la formazione EMDR.
Ho approfondito il lavoro con le parti di sé attraverso una formazione specifica sul modello di Robin Shapiro e continuo a integrarlo nella supervisione clinica specialistica. In oltre quindici anni di esperienza come psicoterapeuta psicoanalista ho imparato che avvicinarsi alle parti più vulnerabili o protettive richiede una conoscenza rigorosa del trauma, ma anche pazienza, sensibilità e rispetto dei tempi della persona.
Non applico esercizi o tecniche nello stesso modo a chiunque. Il lavoro viene costruito a partire da ciò che emerge nella relazione, dalla storia e dalle risorse disponibili in quel momento.
Integro il lavoro con le parti di sé e gli Stati dell’Io nella psicoterapia a Londra e online, in italiano e in inglese. Se stai pensando di iniziare, puoi approfondire come funziona il percorso di psicoterapia oppure contattarmi.
